Lo ha già fatto una volta, cambiarci la vita per sempre. Ora sta annunciando al mondo di essere pronto a farlo di nuovo, aprendo ufficialmente le porte al metaverso. Stiamo parlando di Mark Zuckerberg e, giusto per precisare, nemmeno il metaverso l’ha inventato lui. La storia si ripete e ci aspetta una nuova irreversibile svolta nelle nostre abitudini? Troppo presto per dirlo. È innegabile però che stiamo parlando di uno che sa guardare oltre (e meta in greco significa proprio oltre… segno del destino?). Cerchiamo allora di capire insieme di cosa si tratta.

L’idea è quella di creare un universo virtuale e tridimensionale che, a differenza di tutto ciò che si è visto fino ad ora, non va pensato come un mondo parallelo e distaccato da quello reale, ma perfettamente integrato, dove al centro ci sarà la sublimazione dell’esperienza. Intesa in ogni forma immaginabile. Parliamo di cose straordinarie come andare nello spazio, passeggiare sulla luna o avere una conversazione con Aristotele, ma parliamo anche di quotidianità: incontri, giochi, mostre, shopping. Oppure ancora, di quotidianità tecnicamente “inaccessibile”: potremo, ad esempio, essere catapultati tra 10 minuti ad un concerto dei Rolling Stones a Las Vegas (nel senso di essere proprio presenti, non di guardarlo come se fosse per televisione). Tutto ovviamente senza spostarsi dal salotto di casa. Che si chiamerà “horizon room” nel momento in cui si indosseranno i visori e ci si immergerà nel nuovo mondo.

La differenza con internet & social attuali è che l’esperienza sarà immersiva e totalizzante: tu, insieme al tuo tu virtuale, sarete davvero lì a interagire con quello che vi circonda, in una sorta di interconnessione continua tra reale e virtuale. Ci troviamo di fronte a qualcosa che fino a poco tempo fa avremmo definito pura fantascienza (e infatti il termine “metaverso” è stato coniato per la prima volta nel libro di fantascienza Snow Crash del 1992). L’avatar non sarà solo l’icona grafica di una persona, ma ne rappresenterà l’identità virtuale. Allo stesso modo il metaverso non sarà semplicemente un gioco (come era stato ai tempi Second Life, per chi se lo ricorda), ma rappresenterà la trasposizione stessa della società. Immaginate quante idee di business potranno svilupparsi, un’intera economia fatta di beni e servizi virtuali.

Il mio avatar, per fare un esempio, avrà i miei stessi piedi e proverà le scarpe per me, che sono una di quelle poche cose che proprio non riesco ad acquistare online. Quindi, se già state pensando di farvi un avatar alto bello e biondo, ve lo sconsiglio (ci ho pensato in effetti anch’io e ho valutato forse mi conviene tenerlo uguale a me).
E, a proposito di scarpe, è notizia di questi giorni che il brand Nike è corso a registrare il proprio marchio anche nel metaverso, tanto per non farsi trovare impreparato. Bene. Ora possiamo star sicuri che il nostro avatar non indosserà imitazioni.

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