Scegliere di dire no in alcune situazioni è difficile, ma a volte eticamente necessario. Capita a chi fa consulenza, specie nell’ambito della comunicazione, di imbattersi in richieste poco ponderate. Il cliente ha sempre ragione, si dice. E fino ad un certo punto siamo più che d’accordo. Ma quando è palese che ti sta facendo una richiesta che manca totalmente di vision, che si fa? Lo si accontenta lo stesso per amor di fatturato dell’agenzia?
Forti di anni di esperienza, analisi, case history, studi di mercato e di tendenze, noi abbiamo deciso che la risposta giusta a volte è purtroppo quella più impopolare: no. Non lo si accontenta a tutti i costi. Accettando anche il rischio che vada da qualcun altro.
Quando abbiamo deciso che la nostra dimensione di agenzia dovesse essere quella della boutique agency abbiamo fatto una scelta molto consapevole, diventando davvero partner dei nostri clienti (lo so, questo lo dicono tutti ma che posso farci, per noi è così per gli altri non rispondo). Consulenti nel vero senso del termine. La differenza è questa: se stai cercando un abitino a fiori carino e di moda vai da Zara. Lo trovi. Se però stai cercando il tuo vestito, quello che ti cade a pennello, che ti esalta la carnagione e pure la personalità entra in una boutique e fatti consigliare dalla commessa di cui ti fidi, quella che ti conosce. Lei saprà dirti no, questo non ti sta bene, ma troverà di sicuro quello che fa per te. Funziona così anche nel nostro settore.
Con quelli che sono già clienti è un discorso facile perché il rapporto di reciproca fiducia è già consolidato. Lavorare con i prospect è più complesso. Spesso capita di ricevere richieste che proprio non si possono accontentare. E non voglio con questo peccare di presunzione né pretendere di avere la bacchetta magica e sapere come andranno le cose. Il fatto è che un’agenzia ha tanti strumenti attraverso cui studiare il mercato, ha a disposizione case history per capire e per imparare dagli errori, ha mezzi per sapere quali saranno le prossime tendenze. C’è poi un confronto costante, sia creativo che strategico, tra persone che hanno diverse competenze.
È per questo che, se la richiesta non è coerente con il buon senso, eticamente preferiamo dire no. E non sono parole al vento, qualche volta è già successo. Ci è dispiaciuto ma non ci siamo pentiti.